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L’autunno caldo di Venere

Siamo nel cuore dell’autunno e abbiamo appena superato l’epicentro di uno dei passaggi planetari più intensi di questi mesi, il ciclo di retrogradazione di Venere.
Pianeta associato alla gioia per la vita, all’amore, all’eros, alle relazioni, al valore che diamo a noi stessi e agli altri, Venere ci confronta con la dimensione estatica del vivere, con l’energia erotica, con la bellezza di esistere in un corpo di carne, in un pianeta di terra, con una mente capace di intrecciarsi con l’incommensurabile meraviglia che ci circonda.
Femminile da sempre, preferibilmente donna, più volentieri nuda — ovvero autentica e pura — dove c’è Venere ci accendiamo di passione per la vita, di desiderio, osiamo andare oltre i nostri limiti e trasgredire quelli che ci vengono imposti, perché, nella sua accezione più ampia, Venere è maestra dell’essere liberi di essere… e di scegliere.
Tristemente la storia ci racconta quanto maltrattato sia stato e sia tuttora questo principio essenziale della vita, quanto trauma accompagni la sua sagoma, quanta rimozione.
Per questo al presentarsi di un ciclo di retrogradazione di Venere si apre sempre l’opportunità di entrare in questa dimensione dell’ombra, frequentemente un’ombra dolorosa, una discesa metaforica verso l’incontro con una parte di sé che vive al di là della soglia della consapevolezza e riportarla in luce. Che siano nuclei di dolore antico, aspetti di sé sfavillanti esiliati e umiliati nella dimenticanza, o elementi che semplicemente vivono dietro a un velo, un ciclo di retrogradazione di Venere porterà alla vista qualcosa che è presente ma sommerso, perché possa essere sanato e aggiornato al presente.
Dipanandosi fra Scorpione e Bilancia, il ciclo attuale presenta il tema dell’ombra associata alla nostra natura relazionale. Io e l’altro, io e gli altri, io e il permesso che mi accordo di incontrare l’altro senza patteggiare o subordinare il senso del mio valore all’incontro, la mia capacità di mantenere uno spazio di autonomia nell’essere come scelgo, pur aprendomi al desiderio di incontrare l’altro da me.
Chiaro è che in un’accezione individuale, può assumere una manifestazione molto più ampia e diversificata a seconda dell’assetto di ciascuno e invitare a un confronto più o meno intenso con molteplici aree dell’esistere.
Su un piano più prettamente collettivo, il ciclo si interseca con i grandi e lenti movimenti planetari che corrispondono all’attivarsi di profonde trasformazioni nel nostro modo di viverci insieme.
Prendendo inizio durante il confronto intenso fra Plutone e Marte, il 3 ottobre, il ciclo è proseguito con un dialogo più forte fra Venere e Plutone, andando a muovere appunto la trama sociale già attivata dal transito di Plutone in Acquario (2023-2043), in particolare la preziosa, possibile elaborazione del concetto di massa/popolazione/gente da soggetto passivo e plasmabile a una forza che si orienta verso il riconoscimento della propria potenza ed autodeterminazione, nutrita dall’auspicabile consapevolezza della sovranità esistenziale e creativa di ciascuno.
L’ombra, il concentrarsi sul soggettivo io contro l’altro, noi contro loro, e non accorgersi della grande morsa che incombe dall’alto.
Il climax del ciclo è stato raggiunto il 24 ottobre, quando Venere si è congiunta al Sole e da qui ha preso inizio la cosiddetta risalita, l’integrazione di ciò che è stato visto e scoperto e l’emersione di Venere come stella del mattino nelle settimane a venire.
L’autunno è ancora lungo, i dialoghi in cielo come possibile riflesso di quelli in terra sono tanti e intensi, ma è come se fossimo arrivati ad un giro di boa, almeno temporaneo, dove possiamo prendere fiato e integrare i movimenti interiori e esteriori che sono emersi.
Mentre Mercurio, anch’esso appena diventato retrogrado, ci accompagna in comunicazioni profonde e nell’elaborazione di nuovi assetti, Venere continua ad insegnarci che non può esistere vita senza il gusto ed il piacere di viverla, che il valore del proprio passaggio nel mondo non è negoziabile, non è vendibile, non è globalizzabile, non è permutabile con qualche oggetto di lusso, che non c’è orizzonte a cui tendere senza il desiderio di esserci e che vale tanto la pena di lottare per questo.