Chirone, Urano e la Luna nuova
C’è una qualità speciale che accompagna l’apertura di questo ciclo di Luna nuova. Una line-up fuori dall’ordinario di pianeti in Ariete.
La frequenza dell’inizio, davanti un orizzonte inesplorato, uno spazio in cui creare. Cosa? Appunto.
Giusto ieri il Sole ha incontrato Chirone.
Dal 2018 il piccolo asteroide preferito sta solcando i cieli di Ariete. Come un ponte fra un passato che è stato e ciò che sembra poter arrivare, come una chiave per aprire lo sconfinato nel corpo, Chirone ci invita a prendere spazio, ad appoggiarci all’esistenza.
Non smette mai di ricondurci a quelle dimensioni di noi che non si permettono pienamente di essere. Il disagio, il dolore, l’inadeguatezza, il farsi più piccoli o troppo grandi per adattamento, ma non perché ci va. Così difficile da trovare quella misura che si preferisce.
La Luna nuova si colloca esattamente un grado dopo, un passo dopo la posizione di Chirone, come a volerci rincuorare che questa prova è un po’ alle nostre spalle, che possiamo lasciarla lì e proseguire per ora con quello che abbiamo riconosciuto ed integrato. Come per incoraggiarci ad avanzare, nonostante le macerie reali e metaforiche che ci lasciamo alle spalle e quelle che continuiamo a vedere su entrambi i lati.
E’ tempo di assicurarsi un po’ di strada. Anche fresca, non radicata.
Fra qualche giorno Urano chiuderà la sua traiettoria in Toro iniziata nel 2018.
Otto anni in cui Urano, il principio astratto della creazione e Toro, l’archetipo per eccellenza della materia stessa, si sono incontrati, e forse di nuovo innamorati un po’.
Un lampo, una piccola accensione, un tempo breve per una civiltà che ha separato sé stessa da sé stessa, per così tanto tempo, dalla materia che è, in cui abbiamo vissuto al buio nel nostro corpo, come in quello del pianeta e di qualsiasi cosa.
Eppure ci sono stati segnali. L’ambiente, le risorse, la preziosità della nostra fisicità minacciata da un virus, l’espansione delle terapie somatiche, psicosomatiche. Tanta attenzione a quel polo da cui abbiamo iniziato ad allontanarci da tempo, molto prima di riconoscerci così cartesiani.
Una separazione talmente radicale quasi da non accorgerci più che tutto quello che abbiamo costruito poggia sopra questa riduzione, del corpo a meccanismo, del pensiero ad unica certificazione di esistenza.
Chirone e Urano sembrano averci presi per mano in questi anni e portati un po’ più in là, a riconoscere cosa significa il dolore di essere un corpo e di non saperlo vivere pienamente, sempre un po’ prigionieri di questa materia. Ed è come se ci stessimo svegliando poco a poco da un oblio e iniziassimo a ricordarci, a risentire come si fa.
La Terra ci sta dicendo di essere viva, noi ci stiamo ricordando di esserlo, tanto vivi, tanto da contemplare di poter accendere in ogni cellula dei nostri bellissimi corpi quella vibrante frequenza d’amore che cerchiamo in ogni cosa.
Avremo il coraggio per tanta bellezza?
