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Astrologia. Quale Utilità?

Astrologia. Quale utilità?

Articolo pubblicato sulla Rivista ‘Dossier. Ambiente & Salute’

N.41 Maggio 2011. Edizioni M & G.
Di M. Mazzi
Articolo divulgativo sull’astrologia, per un pubblico di non addetti.

È trascorso un po’ di tempo da quando gli antichi Babilonesi misuravano la distanza fra i pianeti con le dita della mano. La nostra osservazione del cielo si è elaborata a tal punto da arrivare ad espandere i confini del sistema solare ad ampiezze inimmaginabili sino a qualche secolo fa.
Sono passati cinque secoli da quando le teorie di Copernico sono riuscite a mettere in discussione la sino allora inamovibile centralità della Terra, attorno alla quale i pianeti conosciuti riproducevano i loro moti circolari, Sole compreso, secondo uno schema rigido ed imperfetto che dai tempi di Tolomeo non vedeva altra prospettiva.
Altri duecento anni sono serviti e qualche illustre ‘eretico’ finito sul rogo prima che la nuova teoria eliocentrica venisse accettata unanimemente, perfezionata ed integrata nelle sue numerose implicazioni filosofiche, religiose e scientifiche.
Un paio di secoli in più per arrivare a comprendere che E = mc² e che non esistono uno spazio-tempo assoluti ma solo relativi.
È facile ritenere che ciò che consideriamo ‘vero’ ora lo sarà per sempre, nonostante la storia ci confermi il contrario.
Per parlare di astrologia oggi ad un pubblico che non ne abbia fatto esperienza in prima persona, è importante affrontare direttamente questo ostacolo, per qualcuno insormontabile, della sua non verificabilità scientifica. Il metodo scientifico come paradigma di conoscenza della realtà non si applica all’astrologia, o non ancora. Forse in un futuro non troppo lontano ‘conosceremo’ in maniera diversa da quella attuale, forse la scienza saprà spiegare ciò che ora è deducibile solo tramite un’osservazione non scientifica.
Diamo significato al mondo in base a come lo vediamo, attraverso le lenti con cui lo guardiamo. L’astrologia, nella sua evoluzione nel tempo, ha accompagnato il nostro modo di guardare al mondo e a noi stessi. I suoi passaggi evolutivi, di epoca in epoca, sono testimoni della nostra evoluzione nel tempo.
Saturno, per esempio, in passato conosciuto come il Grande Malefico, è oggi considerato un indicatore di momenti di grande crescita psicologica, e l’integrazione della funzione che rappresenta è vista come un passaggio imprescindibile nel nostro sviluppo, nonostante qualcuno si ostini a considerarlo ‘contro’.

Jan Mateiko. ‘Copernico- Conversazione con Dio’.

Da alcuni decenni l’astrologia sta vivendo un grande Rinascimento.
L’attribuzione di valore alla disciplina avviene in un contesto che dal secolo scorso ha iniziato lentamente a modificarsi.
Il fondamento del metodo scientifico – un mondo oggettivo lì fuori, al quale la mente umana assegna significato, in quanto unica detentrice di intelligenza e finalità – sta allentando la sua morsa. Si inizia a riconoscere che il mondo moderno disincantato, oggettivizzato, svuotato di ogni dimensione spirituale, quel mondo su cui la mente umana sembra avere ogni potere, non può più essere trattato solo come una realtà da forgiare e sfruttare a beneficio umano.
Si sta assistendo all’emergere di una nuova comprensione della realtà, motivata dal bisogno di trovare nuovi modelli di interpretazione del reale. Si stanno rivalutando i limiti dell’approccio scientifico convenzionale e si è maggiormente sensibili alla necessità di una pluralità di prospettive. Questo ci sta portando lentamente verso il superamento delle grandi dicotomie che hanno contraddistinto la nostra storia sul pianeta: essere umano – natura, spirito- materia, mente-corpo.
Gli sviluppi della psicologia del profondo del secolo scorso hanno portato l’essere umano a scoprire un mondo interiore di cui non era a conoscenza, l’inconscio, un territorio vasto ma non misurabile con il quale l’io conscio ha iniziato a dialogare.
La ricerca di Jung ed i suoi studi sulla sincronicità hanno contribuito considerevolmente a creare un ponte fra un mondo meccanico e privo di senso ed un io isolato e unico creatore di significato. Nella teoria jungiana un ruolo centrale riveste la definizione di archetipo come elemento costituente la psiche umana, universalmente condiviso da tutti gli esseri umani.
Jung intese gli archetipi come strutture psicologiche innate che muovono il comportamento umano ad un livello individuale e collettivo. Non sono prerogativa esclusiva dell’umano, ma informano di sé il piano della materia. Sia la psiche umana che il mondo, l’interno e l’esterno, sono strutturati dagli stessi modelli archetipici e quindi uniti da questa correlazione.
Gli archetipi hanno nella psiche umana un’espressione psicologica, si manifestano attraverso pulsioni, immagini, ma hanno al contempo una manifestazione in eventi e situazioni nella realtà esterna.
La tradizione platonica, prima di Jung, attribuiva agli archetipi una natura cosmica, oggettiva, li concepiva come forme primordiali della mente Universale che trascendono la psiche umana.
Entrambe le posizioni confluiscono nella prospettiva astrologica.
Da un lato è evidente che gli archetipi abbiano una manifestazione psicologica nell’esperienza e nel comportamento umano, ma al contempo sono legati al macrocosmo stesso, ai pianeti e ai loro movimenti nel cielo. L’astrologia sostiene l’idea di un’Anima Mundi, un’anima del mondo, di cui la psiche umana è partecipe, una realtà unificata dove tutto è interconnesso, dove intelligenza e anima pervadono il cosmo e l’essere umano.

Come si è sviluppata l’astrologia nel tempo?

A voler riassumere alcuni secoli di storia dell’astrologia in una frase, potremmo dire che l’astrologia babilonese ci ha fornito il simbolismo dello zodiaco e l’astrologia greca la geometria.
L’astrologia babilonese ci ha mostrato una prima maniera di guardare al cielo e trovarvi significato e pare che si sia sviluppata dapprima in Mesopotamia piuttosto che nel limitrofo Egitto, per un esigenza di trovare una regolarità nel cielo, dei segnali che potessero aiutare a gestire il caotico piano terreno. A differenza del Nilo, che inondava le terre egizie con regolarità, il Tigri e l’Eufrate, i due fiumi entro cui è fiorita la civiltà mesopotamica, avevano un ritmo irregolare nelle inondazioni. Fra il 2000 AC e l’anno 0, il territorio fra i due fiumi fu palcoscenico di grande irrequietezza politica e in questo contesto politicamente caotico ed imprevedibile dal punto di vista naturale si inserisce il bisogno di trovare certezze nella ciclicità del cielo.
Si creò poco a poco una grammatica, delle linee guida per l’interpretazione dei fenomeni celesti per poter comprendere in base a ciò che era accaduto in passato cosa sarebbe potuto ripetersi ed avere quindi la possibilità di modificare il corso degli eventi.
Fu questa una prima rudimentale forma di interpretazione delle corrispondenze, non priva di elementi di religiosità, ma certamente un primo passo nell’elaborazione di un racconto mitologico dell’umano, proiettato sul cielo. È con i Babilonesi che si iniziano a sviluppare i primi contenuti descrittivi delle costellazioni che il Sole attraversa nel suo apparente moto annuo attorno alla Terra. I 12 segni dello zodiaco si sviluppano solo in seguito, quando i Greci si appropriano del simbolismo celeste babilonese e lo portano ‘a terra’, ovvero, creano una struttura geometrica geocentrica entro la quale inserire il movimento ciclico dei corpi celesti.

Andreas Cellarius, ‘Scenographia Systematis Mundani Ptolemaici’.

Con l’astronomia greca emerge il concetto di sfera celeste. Parmenide è probabilmente il primo a sostenere che la Terra stessa è una sfera, mentre la scuola di Pitagora afferma che la sfera è la forma perfetta in natura e che i cieli devono quindi essere sferici e muoversi in movimento circolare.
I matematici greci si impegnarono a dimostrare che il linguaggio della geometria poteva essere applicato alle osservazioni degli astronomi e poteva contribuire a creare un modello adeguato dei movimenti del cielo. Il modello della sfera celeste divenne lo strumento di lavoro fondamentale per l’astronomo, la sua mappa dell’universo. Si iniziano ad avere le coordinate per riportare in forma bidimensionale il disegno del cielo visto da un luogo specifico sulla Terra, in un momento determinato.
La circonferenza, simbolo indiscusso di eternità e perfezione, viene a costituire la cornice infinita di tutto ciò che sta attorno. Sulla circonferenza vengono posti i pianeti nel loro moto di rivoluzione attorno al Sole, visti dalla Terra, e la circonferenza viene a coincidere con la fascia dell’eclittica, poi suddivisa in 12 segmenti di 30° ciascuno, i segni zodiacali.

Segni e costellazioni

Esiste oggi molta confusione fra il pubblico non esperto di astrologia sulla differenza fra costellazioni e segni zodiacali.
I 12 segni zodiacali corrispondono a 12 fasi nella relazione fra Terra e Sole durante il moto di rivoluzione annuo della Terra attorno al Sole e sono essenzialmente diversi dalle costellazioni.
Quattro sono i momenti salienti nella dinamica di questa relazione, ovvero i due equinozi e i due solstizi. A questi passaggi cambia la polarizzazione della luce. Le ore di luce diventano maggiori o minori rispetto alle ore di buio o equivalenti. Inoltre equinozi e solstizi determinano i momenti di minor o maggior distanza della Terra dal Sole. E questo a sua volta determina le stagioni, la temperatura, i cicli della natura.
Inizialmente segni e costellazioni erano equivalenti, ovvero circa 2000 anni fa all’equinozio di primavera faceva da sfondo al sorgere del Sole l’inizio della costellazione dell’Ariete.
Per via della precessione degli equinozi, oggi all’equinozio di primavera fa da sfondo la costellazione dei Pesci, per l’esattezza il 6° grado.
La precessione degli equinozi è il fenomeno secondo cui l’asse di rotazione terrestre ruota lentamente intorno alla perpendicolare al piano della sua orbita, comportando di anno in anno uno piccolo slittamento dello sfondo delle stelle fisse rispetto al punto in cui avviene l’equinozio, che deve quindi attendere 25.800 anni per riaccadere con lo stesso sfondo.

Precessione degli equinoziMa l’equinozio di primavera è sempre l’equinozio di primavera, ovvero definisce quel momento specifico nella relazione fra Sole e Terra in cui la durata del giorno inizia a superare la durata della notte, a prescindere da qualsiasi costellazione faccia da sfondo. Quel punto della circonferenza continua ad essere chiamato grado 0° dell’Ariete, dal nome della costellazione che faceva da sfondo 2000 anni fa all’incirca, quando il modello geometrico astrologico si stava formando. Diciamo che la costellazione serviva a nominare quella fetta del cielo in cui il Sole appariva visto dalla Terra. Fungeva un po’ da segnalibro, aiutava ad indicare che si era arrivati sino a lì. Allora si iniziarono a raccontare delle storie sul passaggio del Sole davanti a determinate stelle e in questo modo nacquero i miti sulle costellazioni dello zodiaco.
Già da tempo è chiaro che quello che si iniziò a descrive con i primi miti sulle 12 costellazioni è un racconto sulla qualità dell’energia in quei particolari 30 giorni. Quindi un racconto che si basa sulla qualità della luce e su quello che accade in natura, nel ciclo annuo della natura e di conseguenza nella vita dell’uomo.
Possiamo aggiungere che a ciascuna delle 12 fasi dell’anno fu assegnato un nome in analogia con il significato simbolico, energetico, qualitativo di quella fase. La fase Ariete per esempio è in analogia con le caratteristiche che la simbologia e la mitologia dell’Ariete evocano: il ritorno della luce, il Sole che vince sulla notte, la forza della natura che si risveglia, l’irruenza dell’Ariete.

 

Continua…

 

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